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Normativa Affitti turistici e Tasse in Italia

14 Nov Normativa Affitti turistici e Tasse in Italia

Le attività di affitti turistici o affitto breve o casa vacanze, realizzate attraverso la piattaforma online Airbnb (ma ce ne sono molte altre), sono soggette alle imposte sui redditi. Gli affitti turistici sono regolati dal Codice Civile e non dalla legge 431/98, quando queste locazioni sono molto frequenti . L’emendamento alla legge di Bilancio 2017 approvato a Novembre dalla commissione Bilancio della Camera serve, essenzialmente, a chiarire e agevolare queste situazioni: viene istituito, presso l’Agenzia delle entrate, un Registro unico nazionale di privati che offrono ospitalità in appartamenti e strutture “extralberghiere” tramite portali on line, come Airbnb, con l’applicazione di una cedolare secca al 21 per cento.

Attenzione: non viene tassata Airbnb che, come ha spiegato il presidente della Commissione, Francesco Boccia «Gli emendamenti ribattezzati ‘Airbnb’ non riguardano in realtà la multinazionale americana, bensì consente ai proprietari di casa di poter utilizzare la cedolare secca anche per affitti di breve periodo».

Ecco, quindi, la realtà: attualmente i proprietari di immobili che usano Airbnb dovrebbero semplicemente assoggettare a Irpef i ricavi dei mini affitti, oppure optare per la cedolare: questa scelta consentirebbe di pagare il 21% anziché la propria aliquota Irpef marginale.

Con l’emendamento in questione, basterebbe iscriversi al registro e pagare la cedolare sul complesso dei ricavi annuali senza troppe complicazioni (almeno stando allo spirito della norma). Una situazione particolare si ha quando la locazione è realizzata attraverso un’agenzia immobiliare. Rispondendo a un’interrogazione parlamentare (il 12 marzo 2014), l’ex sottosegretario e oggi viceministro dell’Economia Enrico Zanetti ha spiegato che la possibilità di accedere al regime della cedolare secca «deve essere riconosciuta al proprietario anche nei casi di contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, situati in zone turistiche, conclusi da agenzie immobiliari in esecuzione di un mandato senza rappresentanza».

Del resto che gli affitti turistici possano applicare la cedolare lo ha detto anche l’agenzia delle Entrate cinque anni fa: non essendovi obbligo di registrazione, l’opzione può essere esercitata direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui si è prodotto il reddito da assoggettare a cedolare (circolare n. 26 del 1° giugno 2011 dell’agenzia delle Entrate).
Il vantaggio per i proprietari non si fermerebbe alla regolarizzazione alla tassa piatta conveniente: uscirebbero dal quella zona grigia in cui il fisco pesca coloro che di fatto svolgono un’attività abituale o addirittura imprenditoriale, ricadendo nel campo Iva e dovendo fatturare i canoni d’affitto.

Insomma, una norma chiarificatrice e vantaggiosa per tutti (anche per l’Erario) e non una «nuova tassa».
Se poi incrociamo questa (possibile) normativa con quelle locali, si vede che il rischio di ricadere nella normativa Iva è forte: la Liguria consente gli affitti turistici senza partita Iva per un massimo di 3 unità abitative nello stesso Comune e per affitti non superiori a 12 mesi consecutivi. L’Emilia-Romagna ha posto il limite dei 3 immobili, ma con una durata massima di 6 mesi consecutivi. La Lombardia prevede un limite di tre unità per Comune, senza evidenziare un numero di mesi consecutivi, ma segnando espressamente che l’attività sia svolta in modo occasionale.

L’emendamento nasce nel tentativo di agevolare gli affitti turistici inoltre, è in discussione alle Commissioni IX e X della Camera una proposta di legge detta Sharing Economy Act (Atto Camera n. 3564), che potrebbe modificare la tassazione sui ricavi, con un’aliquota ancora più bassa: il 10% per introiti annui fino a 10mila euro, che verrebbe riscosso direttamente dai portali quali sostituti d’imposta. E qui sì che entrerebbe in scena Airbnb.

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Normativa Affitti turistici e Tasse in Italia ultima modifica: 2016-11-14T12:52:16+00:00 da OptimusHost
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